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Urban Center Bologna - un cuore urbano per la città


Bologna, Palazzo d'Accursio: a pochi passi dal "Żigànt" c'è l'ingresso di Sala Borsa, un grande vuoto coperto circondato da loggiati su tre livelli.

Urban Center Bologna

Oggi i bolognesi entrano per andare in Biblioteca Salaborsa, ma molto tempo fa ci venivano per l'orto botanico, poi per fare affari e pure per vedere una partita della storica Virtus Pallacanestro, con la sala trasformata in palazzetto dello sport.


Al terzo livello da ormai dieci anni l'Urban Center Bologna si affaccia sulla grande sala.

Arriviamo di giovedì all'ora di pranzo, ci saranno ad occhio una trentina di persone al terzo livello dell'urban center, tra semplici curiosi e gruppi dal fare professionale e cominciamo a guardarci intorno; percorriamo la grande loggia, sede della mostra permanente, e troviamo delle postazioni interattive tra cui una con una bicicletta appoggiata a due cavalletti e collegata ad un grande schermo: "inizia lì il tuo percorso e immergiti nella città camminando o pedalando alla scoperta di una Bologna “viva”, “verde” e “aperta”".


Sfioriamo grandi plastici sulle politiche di sviluppo cittadino, come quello molto discusso del progetto di Arata Isozaki per la nuova stazione centrale.

Curiosiamo nella Sala Atelier per vedere cosa proietta un gruppo di universitari stranieri. Sui pannelli verticali lungo due lati del loggiato scopriamo i più rilevanti progetti di trasformazione urbana in corso o in programma.

Lungo il loggiato, dentro a scatole di vetro, vediamo gruppi di giovani studenti davanti a libri e monitor.


Alla scoperta dei percorsi ciclabili bolognesi...

Tutto è molto chiaro e ben distribuito, salta agli occhi una certa ansia di "tradurre" il linguaggio tecnico in qualcosa di comprensibile a tutti e appare evidente che la struttura è impostata come una "macchina per educare", uno spazio creato per rendere gli abitanti partecipi e consapevoli sul destino della propria città.


Incontriamo il Direttore, l'architetto Giovanni Ginocchini, al quale poniamo delle domande:


A cosa si deve la nascita dell'urban center?

È stato il Sindaco di dieci anni fa a gettarne le basi, recependo semplicemente le indicazioni provenienti dalla cultura cittadina. Un processo naturale: c'era una necessità di democrazia urbana e si è operato per soddisfare tale bisogno.

Tutte le più importanti istituzioni cittadine si sono messe attorno ad un tavolo e hanno costituito un Comitato, con lo scopo di definire il progetto e trovare la copertura finanziaria.

Questa è la lista di chi partecipa ancora oggi: COMUNE DI BOLOGNA, PROVINCIA DI BOLOGNA, UNIVERSITÀ DI BOLOGNA, FONDAZIONE DEL MONTE DI BOLOGNA E RAVENNA, FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO IN BOLOGNA, BOLOGNA FIERE, TPER - TRASPORTO PASSEGGERI EMILIA-ROMAGNA, HERA BOLOGNA, FINANZIARIA BOLOGNA METROPOLITANA, AEROPORTO G. MARCONI DI BOLOGNA, ACER BOLOGNA, CAMERA DI COMMERCIO DI BOLOGNA, ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI BOLOGNA, ORDINE DEGLI INGEGNERI DI BOLOGNA, CAAB CENTRO AGRO ALIMENTARE BOLOGNA.


A cosa serve?

Trasparenza sulle scelte di trasformazione urbana accorciando la distanza tra governo del territorio e cittadinanza con una comunicazione semplice e accessibile a tutti, anche alle categorie di persone "non connesse" (per questioni anagrafiche o per problemi economici ad esempio).

Non a caso è stato scelto un luogo simbolo e assolutamente centrale di Bologna che la gente è abituata a frequentare (è parte del grande complesso municipale). Alcuni spazi interni sono dedicati ad eventi e incontri di enti e associazioni che ne fanno richiesta: "non sono ammesse richieste per ospitare iniziative a fini di lucro, di natura politica e/o che prevedano costi di iscrizione. L'uso degli spazi viene concesso a titolo gratuito..."


Quanti sono i visitatori?

I dati sono certificati dai conta-persone elettronici. Si gode ovviamente dell'ingresso in comune con la biblioteca, che registra circa 1.000.000 di ingressi l'anno. Poi chi vuole può salire al terzo livello, quello dell'urban center, dove la cifra si attesta sulle 100.000 persone all'anno. Ovvio che il dato deve essere opportunamente modulato, perché è composto da chi entra per pura curiosità, dalle scolaresche, dai professionisti del settore, ecc... Deve comunque far riflettere il fatto che nessun'altra struttura culturale bolognese riesce ad avvicinarsi a questa cifra.

È un ufficio aperto alla cittadinanza che amplifica le azioni di governano il territorio; funziona da cassa di risonanza delle decisioni politiche, mostrando il futuro della città e aprendo un possibile dialogo tra tutte le componenti attive della società.


L'Urban Center Bologna ha comunque uno schema di comunicazione di tipo top/down, dove le informazioni arrivano necessariamente dall'alto, ma mitigato da alcuni strumenti a disposizione dei cittadini, potenzialmente anche di controllo dell'operato dell'amministrazione, e non è poco vista la facilità italiana di mascherare gli affari privati in politiche urbane per il bene comune.

La capacità di rendere accessibili i dati è il suo vero scopo, sta poi ai cittadini servirsene per approvare o criticare le scelte di sviluppo urbano.


L'esempio bolognese, come altri di pari livello italiano ed europeo, non può essere semplicemente preso e riproposto tale e quale in qualsiasi città italiana. Per funzionare il terreno deve essere fertile, seminato da tante esperienze culturali che abbiano come obiettivo il bene comune. Un modo per arrivarci è opporsi a quei metodi di comunicazione istituzionale, molte volte amplificati dai media, che pilotano le nostre opinioni e che ci rendono inconsapevoli del nostro essere parte di una comunità.


Ma a chi spetta il compito di pretendere la trasparenza per arrivare ad una vera democrazia urbana?

A noi.


COCAI - Pierluigi Grigoletti