• COCAI

Palazzo Bocca Trezza - quale futuro?




Per raccontare Palazzo Bocca Trezza, cos’è per la cultura cittadina, quali tesori nasconde e qual’è il suo stato di salute, è necessario stimolare una qualche riflessione sulla salvaguardia del nostro patrimonio comune.

Partiamo quindi con una premessa indispensabile: ne parliamo perché sempre di più questo luogo ora abbandonato a sé stesso è diventato il centro di una discussione pubblica vivace e un'iniziativa politica importante.


Patrimoni comuni da valorizzare ce ne sono tanti, pubblici e privati.

Palazzo Bocca Trezza è uno dei più sconosciuti: era una scuola d’arte, ancora oggi conosciuta come “l’ex Nani”. In stile Sanmicheliano (forse su disegno di qualche allievo dello stesso grande architetto della Serenissima) perfettamente camuffato con il contesto nel bel mezzo di Veronetta, piccole case a tre, quattro piani, arricchite da qualche modanatura in pietra e graziosi balconcini con parapetto in ferro battuto.


L’arretramento della facciata monumentale da via San Nazaro, l’antica strada consolare Postumia, crea una corticella dalla quale accedere, attraversando una loggia affrescata dal grande artista Paolo Farinati, ad uno splendido giardino pubblico dominato da una fontana e un grandissimo Cedrus libani.


Nel grande salone al piano nobile è raccontato l’epico “Trionfo di Scipione l'Africano”, recentemente attribuito ad Antonio Canera. Settanta metri quadrati di affresco restaurato durante gli ultimi anni di vita dell’Istituto d’Arte Nani e già corroso in molti punti dalle infiltrazioni d’acqua. 


Il piano terreno non è certo da meno, vista la sequenza di sale voltate e finemente affrescate da Bernardino India e Battista Dal Moro e i trionfali camini, ormai deturpati da vandali, ad opera di Bartolomeo Ridolfi (è Giorgio Vasari a dircelo).


Palazzo Bocca Trezza ha ormai un colore indefinito per via delle muffe, dei muschi e della polvere che ne ha impregnato pietre e intonaci e, osservato da dietro le sue inferriate finemente lavorate, assomiglia sempre più a quei ritagli stradali incolti dove la vegetazione spontanea inghiotte tutto.

Il Comune lo ha dichiarato inagibile, tranne l’ala ottocentesca verso Via San Nazaro, per la quale è previsto, forse, un uso temporaneo a magazzino per materiali elettorali.


È incredibile come a pochi anni dalla chiusura dei cancelli il degrado possa scavare rughe così profonde da farlo sembrare abbandonato da un secolo. 

Tutto lascia presagire che la sua condizione si aggraverà sempre di più, con il rischio che tra pochi anni interi cicli pittorici cinquecenteschi scompariranno per sempre, per la colpevole incuria dei suoi proprietari.

Quei proprietari siamo noi, con tanto di atto testamentario che suonava circa così:


Io, Lavinia vedova Trezza, dono al Comune di Verona la mia residenza… chiedo di rispettare la mia volontà e che del Palazzo se ne faccia un luogo per l’arte...

Si chiama “lascito modale”.


Il Comune di Verona ha recentemente provveduto ad un restauro della copertura lignea, in modo da evitare che le continue infiltrazioni d'acqua danneggino ulteriormente i capolavori pittorici.


Per il Piano nazionale Periferie approvato dal precedente Governo ci sono (o meglio ci sarebbero perché i recenti atti di del nuovo Esecutivo sembrano di segno opposto) capitali a disposizione per il suo restauro complessivo e conseguente recupero funzionale.


Il prossimo passo sarà l'apertura di un bando per la progettazione esecutiva a cui chiediamo che sia affiancata una fase di ascolto del quartiere, per far emergere bisogni e ambizioni ora inespresse.