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Cos'è un PUMS

Aggiornato il: 29 nov 2018


29 maggio 2017 - COCAI alla Dogana d'Acqua: l'ingegnere alla mobilità Francesco Avesani spiega cos'è il PUMS

Nel tempo l'azione del “muoversi” è passata dal rappresentare una grande espressione di libertà ad un problema quotidiano.


La sfida della mobilità sostenibile è una delle più cruciali nella visione di città più vivibili, sicure ed attrattive ed ha a che fare oggi soprattutto con due aspetti:

la necessità di pianificare, dall’alto, e il cambio di mentalità e degli stili di vita individuali, dal basso.

Difficilmente il lavoro di un sistema-città sulla mobilità può avere successo se non viene costruito con la partecipazione vera delle persone.

In che modo Verona può raccogliere questa sfida?


Una visione europea del PUMS, Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, può rappresentare un nuovo approccio da seguire.

Approccio che può marcare una differenza importante rispetto ai tradizionali strumenti della pianificazione della mobilità e del traffico su questi fronti:


visione strategica di lungo periodo, che significa integrazione delle politiche per attivare sinergie positive tra l’azione sulla mobilità e quella sul sociale, sull’economia, sulla rigenerazione urbana, sul commercio; impossibile pensare oggi alla pianificazione della mobilità come ad una disciplina tecnico-trasportistica “minore” che si deve preoccupare di risolvere ex post i problemi creati a monte da uno sviluppo urbano disarmonico assunto come dato di fatto dalla pianificazione urbanistica (come nel caso delle previsioni per Verona Sud);


necessità di strutturare un percorso partecipativo vero ed aperto a tutte le forze che operano nel sistema-città ed ai cittadini; la condivisione è riconosciuto come fattore che aiuta un piano ad avere successo nella sua fase attuativa, in quanto tutti gli interventi non paiono come spot slegati tra loro bensì come contributi ad un obiettivo chiaro ed esplicito: il miglioramento del benessere e della qualità della vita delle persone; le contrapposizioni tra automobilisti e ciclisti, per fare un esempio, sono artificiali: entrambe le categorie sono formate dalle stesse persone, che vanno messe nelle condizioni di operare la scelta più intelligente e sostenibile per l’ambiente e la collettività;


“multimodalità” e la “mobilità integrata”: gli “ingredienti” forniti dai diversi modi di trasporto (privato motorizzato, trasporto pubblico, piedi, bicicletta, car sharing, bike sharing, ecc.) ben combinati assieme forniscono la “ricetta” da contrapporre all’attuale sistema “autocentrico”; più che assecondare la domanda di mobilità occorre governarla; non si tratta tuttavia di dichiarare guerra alle automobili, quanto piuttosto di orientare gli investimenti a favore dello sviluppo dei modi di trasporto più sostenibili per un miglioramento del “modal split” della città;


valutazione e monitoraggio per verificare periodicamente l’efficacia degli interventi attuati rispetto agli obiettivi prefissati ed eventualmente correggere la rotta o rilanciare con nuove azioni; le posizioni preconcette su presunte opere risolutive per la mobilità veronese devono lasciare il posto alla capacità di individuare gli interventi più efficaci per traguardare obiettivi specifici definiti e condivisi a monte;


dimensione “metropolitana” della questione mobilità, che non può più essere affrontata con piani limitati ai confini amministrativi di un Comune come Verona, ma devono assumere il ruolo di governare la mobilità su area vasta con i Comuni di cintura; si consideri che Verona ha una popolazione praticamente stabile dagli anni ’70 ad oggi, mentre solo nei venti anni dal 1991 al 2011 la popolazione dei Comuni di cintura è cresciuta di quasi 50.000 unità; questa forza centrifuga e dispersiva risulta deleteria per la mobilità sostenibile, avendo determinato l’aumento dell’uso dell’auto ed anche delle distanze da percorrere.


Francesco Avesani - COCAI

Vicolo Porta Vescovo. 3

37129, Verona

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045.8035752

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